Paola Silvi, Libreria all'Arco, Reggio Emilia
Lorenzo Mauri: Il premio è intitolato a Luciano e Silvana, che tra i cinque fratelli Mauri sono stati i promotori più attivi della Scuola per Librai.
E' strano per me intitolare il premio a loro due, quando sono poi mancati anche Ornella e Fabio, che sono sempre stati di grande supporto alla Scuola, quindi nei miei pensieri lo intendo come un premio di tutti i fratelli Mauri. E vorrei ringraziare molto Achille, di gran lunga il fratello più piccolo (10 anni di differenza da Luciano), che da "monello di famiglia" è diventato in pochi anni il capostipite. Lo ringrazio perché ha saputo raccogliere molte delle qualità dei suoi fratelli e sorelle.
Dicevo ieri sera a Lina Garbelli che dopo tutti questi anni quasi si nota di più l'assenza di quelli che non ci sono più, come Raoul Moscatelli, Giorgio Borghello e molti altri. Poi però mi rallegra vedere qui quest'anno, per la prima volta, molti nipoti, la quarta generazione: la figlia di Alberto, le figlie di Francesco. Abbiamo addirittura già una quinta generazione, perché Rebecca Zanuso ha due figli. Questa scuola dunque va avanti, anche se manca qualcuno.
Spero, nonostante le notizie di questa mattina sul digitale, che tutto vada per il meglio in futuro, perché il digitale è una grande sfida da affrontare uniti.
Vorrei dare solo due dati: le prime otto aziende del NASDAQ americano, anzitutto, sono tutte nell'Informatica o nell'IT e hanno una capitalizzazione di borsa che è pari al 40% del PIL italiano. In secondo luogo, i primi 9-11 siti nel mondo sono americani.
Bisogna quindi fare molta attenzione affinchè la cultura non passi solamente attraverso questi canali, altrimenti saremmo messi molto male in futuro. La Scuola si impegna dunque nella formazione costante dei librai, affinché possano essere sempre più competitivi e attenti agli sviluppi del mondo circostante.
Maria Pace Ottieri: Siamo dunque arrivati alla quinta edizione di questo premio intitolato a Luciano e Silvana.
Penso che i librai torneranno a casa dopo questi giorni gravati di una maggiore responsabilità. Si è detto che molto dipende da loro, dalle loro scelte, dalla loro selezione, da come dispongono i libri, da come credono nei libri. Da tutte queste cose dipende il destino del libro e la sua permanenza in libreria.
E' vero, c'è la minaccia dell'e-book, che però, come si è detto questa mattina, può diventare una sfida. Si tratta di ridefinire e reinventare la professione.
Non si è molto capito come, forse i librai sono stati un po' trascurati rispetto agli editori, ma hanno certamente la consapevolezza di essere un'elemento indispensabile in questa catena e forse quello deputato a muoversi più di tutti.
E' un mestiere sempre più difficile, non solo per questa nuova disponibilità di strumenti sui quali leggere. E' un mestiere diventato anche molto pesante per via di pratiche commerciali che rendono il librai meno indipendenti, per la quantità di libri che si pubblicano, per gli aspetti commerciali, le bolle, le rese... oltre a tutte queste cose il libraio non deve mai rinunciare al confronto con i lettori, con gli editori, con i critici, con i giornali. Quindi è proprio sulle loro spalle che grava gran parte del futuro del libro.
C'è poi il problema della lettura, di uno strumento facile, leggero, trasportabile che induca alla lettura. A me piace ancora molto il libro che si schiaccia sul bordo della vasca, che si schiaccia in cucina. Io leggo ovunque: in coda, in tram... mi piace la carta, e credo che siano tanti i lettori sempre affezionati all'oggetto, che è comunque comodissimo e non così invalidante.
Veniamo ora alla consegna del premio.
La libreria che si premia è una libreria nella quale mi sono imbattuta una volta per caso, in una città del nord. Mi è parsa subito un'oasi, un posto dove si stava benissimo. Non solo perchè era fresca in un'estate molto calda, ma perchè vi si trovano dei libri che non sempre si incontrano nelle librerie di oggi. Una grande varietà, un'atmosfera da appartamento... c'è perfino un pianoforte, pensato per essere suonato da un pianista il sabato pomeriggio, ma che poi è diventato uno strumento a disposizione degli studenti di musica della città che non hanno un pianoforte a casa.
E' una libreria di 900 mq, in un vecchio palazzo patrizio della città, uno spazio bellissimo. Una libreria in cui è molto valorizzata la narrativa, ma lo sono anche i classici, categoria che spesso non è molto visibile. Ci sono libri di filosofia, di poesia... e tutto è offerto in modo che anche i lettori meno conformisti possano trovare immediatamente i propri libri.
A questa libreria, una volta sanati tutti idebiti (come ci racconta la proprietaria a suon di grandi lavorate, anche al Festival dell'Unità, che ancora esisteva), è stata affiancata una seconda libreria, più piccola e specializzata in libri di viaggio, con un piccolo caffè al suo interno.
E' diventata un centro importantissimo nella città, proprio come la libreria che raduna una comunità attorno a sé di cui ci parlava questa mattina il libraio americano. Ed è anche un punto d'attrazione per le persone che vengono dalla provincia.
La sua proprietaria e ideatrice, che chiamiamo sul palco, si chiama Paola Silvi e la libreria è la Libreria dell'Arco, di Reggio Emilia.
Paola Silvi: Vi ringrazio, anzitutto. Poi vorrei dirvi come si svolge questo premio: io non lo sapevo assolutamente, quindi capirete la mia emozione e la mia commozione.
Il fatto che venga assegnato il premio senza avvisare il premiato penso sia fatto a beneficio del pubblico, così il premiato non può preparare un discorso apologetico della propria libreria. Però, d'altra parte, apre per il pubblico il rischio della lacrima, che vi assicuro, faccio molta fatica a trattenere in questo momento.
L'emozione è molto forte e si spiega, perchè io sono profondamente legata a questo ambiente. Sono venuta a fare la scuola che avete fatto voi in questa settimana quando avevo da pochissimo acquisito la libreria e per me, che vivo in una piccola città, lontana dai rapporti con editori, scrittori e tutte le belle cose del nostro universo librario, è stata un'esperienza indimenticabile, una spinta a fare quello che ho fatto poi nei decenni successivi.
C'è anche una secondo tappa molto importante: quando questo corso l'ha frequentato mia figlia qualche anno fa. Penso quindi di essere in un posto che è stato veramente fondamentale per la mia vita.
Vorrei aggiungere un'ultima cosa riguardo quanto è stato detto questa mattina. Io vengo da Reggio Emilia, che è la città in Italia che ha la più alta densità di piste ciclabili, quindi il discorso della Signora Cremisi lo capisco fino in fondo e lo condivido pienamente, e invito tutti voi a condividerlo!
Grazie, grazie a tutti!

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